Milano 1946

Emilio Lepetit, 90 anni da super presidente

Grande traguardo per il nostro presidente onorario, che è stato il presidente più longevo della storia del Milano, reggendo le sorti del club per 18 anni tra il 1978 e il 1996. Sotto la sua presidenza tanti momenti difficili ma anche tre risalite in serie A1 e le vittorie dell'era Mediolanum. Un gentleman d'altri tempi che da giocatore e pioniere del baseball negli anni Cinquanta non ha mai dimenticato il suo vecchio amore. Il Milano lo festeggia a distanza, perchè ormai da anni si è ritirato sulle colline della Toscana, ma non finirà mai di ringraziarlo 


Una torta gigantesca come la sua classe e novanta candeline per festeggiare il presidente più illustre e longevo della nostra storia, nonchè nostro attuale presidente onorario. Longevo non solo perché ha raggiunto questa formidabile età, ma soprattutto perché ha retto le sorti del Milano, in certi casi anche contro la propria volontà, per 18 lunghissimi anni tra il 1978 e il 1996. Nessuno è stato al comando del nostro club più di lui, più di Emilio Lepetit, raffinato gentleman d’altri tempi, uomo di grande cultura e altrettanta disponibilità, un signore alla mano non certo avvezzo a rincorrere la popolarità, ma anzi sempre pronto a stare dietro le quinte anche quando il Milano tornò improvvisamente sotto i riflettori, per lui persino imbarazzanti, dell’era Mediolanum. Lepetit ereditò la patata bollente, come la chiamava lui, da Alberto Koelliker nel 1978 e la lasciò solo nel 1996 a Clemente Burgazzi, una presidenza lunghissima interrotta per una sola stagione, il 1980, quando si fece da parte per spirito di servizio e per lasciare la poltrona al siciliano Calogero Fonti, portatore di una sponsorizzazione e di un progetto mai decollato. Poi, come sempre, è tornato lui, pronto a raccogliere i cocci con umiltà, come fece nella sua carriera sportiva tante volte. D’altra parte, di fronte alle tante crisi attraversate dal vecchio Milano, come si faceva a non ricorrere a lui, alle sue spalle larghe e alle sue tasche disponibili…

 

 

Si ricordarono di lui una prima volta Gianni Ghitti e Doriano Donnabella, che era stato suo compagno nel Milano ai tempi pionieristici, perché non tutti sanno che la passione di Lepetit per il nostro sport deriva dagli anni in cui, ancora studente universitario, si mise a giocare con Chiapasco e Bodina, Cameroni e Mangini, Setti e Cantani, Costa e Marco Res, Porrati e Consonni, ma anche con i giovanissimi Folli, Redaelli, Novali e Gandini, insomma il gruppo dei ragazzi che diede vita a questo sport a Milano e in Italia nell’immediato dopoguerra. Lepetit giocava esterno, 53 presenze tra il 1950 e il ‘55, sei stagioni in cui si giocava a incontro singolo e le partite non erano nemmeno tante, ma sei anni che gli hanno cucito addosso un amore indissolubile per il nostro sport. I testimoni lo ricordano come un buon battitore, di lui si racconta, e lui stesso lo conferma, un famoso episodio accadutro a Roma, una palla presa in testa durante una trappola e tirata da Giulio Glorioso, in tempi in cui non si usava ancora il caschetto. Ne uscì stordito e dovettero caricarlo di peso sul treno per riportarlo a Milano…

Chiusa la parentesi giovanile, Lepetit se ne andò all’estero per parecchi anni per motivi di lavoro, saltò praticamente tutti gli anni Sessanta, quelli della grande Europhon per intenderci, ma come dicevamo si ricordarono di lui Ghitti e Donnabella nel momento del bisogno, quando il nostro più grande sponsor abbandonò la squadra e si dovette correre ai ripari. Emilio rientrò come vicepresidente nel 1971, prima con lo stesso Ghitti alla presidenza, poi con Getici, con Vignoli, con Zenesini, con Koelliker, finchè anche l’imprenditore italo-svizzero si fece da parte e Lepetit si ritrovò a remare in prima persona. Senza mai alzare la voce, senza dettare legge, senza imporre scelte, sorvolando elegantemente sulle tante discussioni e magari anche le liti che si scatenano nella vita di un club, mai una parola fuori posto, mai un’interferenza tecnica con gli allenatori e i responsabili delle scelte sportive. Eppure Lepetit è stato un presidente di grande autorevolezza, ascoltato da tutti anche nei rapporti con gli altri club, nelle riunioni con la federazione, nei troppi inutili tentativi di creare una lega delle società. Rispettato e ben voluto soprattutto dai giocatori che nei suoi confronti hanno sempre avuto un rapporto amichevole anche se non confidenziale. Un uomo di una signorilità tale che nel nostro povero baseball sembrava quasi uno sceso dalla luna.

 

 

 

 

Sembrava quasi che fosse lì per caso, che il baseball fosse solo una presenza accidentale nella sua vita, eppure in pochi come lui si sono dati da fare per tenere vivo questo club tra turbolenze e crisi profonde. Teme di essere ricordato come il presidente degli anni bui e invece ha avuto anche i suoi momenti di gioie sportive. Le vittorie nelle coppe europee dell’era Mediolanum, anche se non arrivò mai a quello scudetto che avrebbe meritato, lo ripagano di tanti sacrifici. E soprattutto della disponibilità a ripartire quando si usciva da qualche passo falso. Dicevamo del dopo Edilfonte, ma fu così anche quando ci piantò in asso a metà stagione uno sponsor degli anni Ottanta, fu così quando il gruppo che faceva capo a Sandro Cepparulo rilevò il club e propose alla presidenza Giulio Ripani, avvocato grossetano che però non si presentò mai a Milano e lo stesso Cepparulo dovette richiamare il buon Emilio al suo posto. E Lepetit, che aveva già trovato la via d’uscita, invece di dire arrangiatevi si rimise in gioco. Ma fu così soprattutto nel 1994, quando dopo la sbornia economica e mediatica della Mediolanum, ci si ritrovò di punto in bianco senza una lira e retrocessi in serie C. Ma nemmeno quella fu l’ultima rinascita a cui partecipò Lepetit, perché anche nel ’99, dopo aver ceduto la società a Burgazzi, restò a fianco degli amici di sempre per ripartire ancora una volta dal basso dopo l’uscita di scena del suo successore. Non riprese la presidenza, perché nessuno ebbe il coraggio di chiederglielo, e il Milano passò al “traghettatore” Battaglia che lo portò alla fusione con l’Ares di Elio e Faso, ma Lepetit partecipò anche a quest’ultima operazione, presenziando persino a una riunione estemporanea fuori dallo studio dove i due cantanti stavano provando o stavano incidendo un disco… Dall’Ausonia alla Bkv, dai megaprogetti di Berlusconi alle canzoni di Elio, dalla taverna di Calogero Fonti alla “signora dei vermi”, come definiva la proprietaria di un’azienda di concimi biologici che era stata sul punto di diventare nostro sponsor, ma sempre con la stessa eleganza e lo stesso distacco. Per uno che in fondo questo sport l’ha sempre interpretato con lo spirito anche un po’ snob dei vecchi pionieri del Milano.

 

Adesso Lepetit si è ritirato serenamente nella campagna toscana da quasi una decina d’anni. Ha vissuto a Buonconvento, sulle colline senesi, e da qualche tempo è in una casa di riposo di Montalcino perché ha problemi di mobilità per un piede che non lo sostiene più. Ma ricorda con grande piacere le vicende belle e tormentate del suo baseball e del suo Milano. E soprattutto manda un saluto a tutti. Noi l’avevamo congedato da Milano assegnandogli il primo premio dedicato al suo vecchio amico Doriano Donnabella, perché nessuno più di lui poteva meritarlo, oggi invece siamo contenti di rinnovargli tutto il nostro affetto, i nostri ringraziamenti per quanto ha fatto e i nostri auguri di sereno compleanno. Brindando con un Brunello, ovviamente.

 

 

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04/10/2020